Madre Camilla e la sua devozione a San Giuseppe

San Jose y M Camila

La fisionomia spirituale della nostra Venerabile Madre Camilla di San Giuseppe Rolón, si può riassumere in queste parole:

POVERE DI SAN GIUSEPPE.

San Giuseppe, l’uomo del silenzio, della povertà e dell’umiltà è stato il suo maestro e consigliere. Da lui ha imparato la fiducia illimitata nella Provvidenza e nello stesso tempo il Santo Patriarca è stato per lei la personificazione della Provvidenza stessa.

Per questo ci ha lasciato un’eredità preziosa, la SANTA POVERTÀ EVANGELICA, configurazione con Cristo abbandonato filialmente nelle mani del Padre, che si esprime nell’esercizio della carità disinteressata.

Ha voluto che le sue figlie si chiamassero e fossero “Povere Suore di San Giuseppe”, imitando “la vita umile, semplice, laboriosa e obbediente del Nostro Santissimo Padre ”, e “non temiamo nulla, perché nulla ci mancherà ”(24 marzo 1906).

La Sacra Famiglia di Nazareth è l’esempio delle virtù che costituiscono la nostra spiritualità: “…tenendo sempre presente che dobbiamo cercare di imitare la vita nascosta del nostro caro Gesù e della sua Santissima Madre e del Nostro Santissimo  Padre Signore San Giuseppe nell’umile officina di Nazareth “. (15 settembre 1902). “… vivere una vita di preghiera, di raccoglimento, di obbedienza, di lavoro, di carità, di vera pace e di amore fraterno; ecco la vita dell’umile Giuseppina, povera, obbediente e mortificata; questa è la dolce compagnia di Gesù, Maria e Giuseppe nell’umile casetta di Nazareth”(13 giugno 1911).

Nelle espressioni della sua devozione al Santo Patriarca, Madre Camilla ha una sorprendente somiglianza con Santa Teresa. Non per niente il suo più importante libro era quello degli scritti della mistica Dottoressa.

  1. La devozione che Teresa provava verso San Giuseppe risale almeno ai primissimi tempi della sua vita religiosa.

La nostra Venerabile Madre Camilla ha coltivato fin da giovanissima la devozione al Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe, come lo chiamava lei. Il Padre Manuel Ruana ha riferito che quando era viceparroco nella chiesa di Socorro, i parroci precedenti gli indicavano il luogo davanti all’altare di San Giuseppe, dove la giovane Camilla pregava per ore, tenendosi la fronte tra le mani.

  1. In merito alla sua devozione a San Giuseppe e ai motivi su cui si basava, santa Teresa ha scritto nella sua Autobiografia (“Vita”, cap. 6) una relazione appassionata in cui difende la potente intercessione del Santo davanti a Dio, sfidando allo stesso tempo chiunque dubitasse di lei, per attestarlo personalmente. Madre Camilla, imitando la sua Protettrice, si fida ciecamente del suo Protettore.

Dice il Padre Guerrero: “Senza soldi, né introiti, non sapendo nemmeno  da dove prenderli, con case piene di persone  da dover essere vestite e nutrite, non ha perso la pace né la fiducia. Era molto sicura che il Signore  le avrebbe dato ciò che era necessario, e così lo chiedeva  alla statua di San Giuseppe, che portava sempre con sé,  parlando a lui come se fosse realmente presente”.  Metteva  San Giuseppe davanti a tutto, gli raccontava tutte le sue necessità.

“La tua messagera è triste, Padre mio San Giuseppe”, le ho sentito dire una volta, credendosi sola, nella Cappella dell’Asilo di Muñiz. Tutto sperava dal buon Gesù, dalla Vergine Maria e dal Signore San Giuseppe. La Madre faceva cantare ogni giorno la preghiera del Padre Nostro davanti all’immagine di San Giuseppe, e lui non l’ha mai delusa. Imperterrita, ferma e coraggiosa, sicura che la sua richiesta fosse esaudita,  avendola  chiesta a Gesù Bambino, affidandosi alla Madonna del Carmine ed a San Giuseppe, manteneva salda la sua petizione e non c’era nulla che la scoraggiasse: nè peccato, nè miseria morale o debolezza, né ostacoli materiali “.

“La sua parola era tutta piena di fede, di gratitudine, d’amore per il Signore, per la Santissima Vergine del Carmine e per San Giuseppe, che considerava il vero Padre e Patrono della Congregazione. Ha manifestato la certezza che Dio, per intercessione di San Giuseppe l’avrebbe aiutata in tutte le occasioni. Era abituata a dire, con grande delicatezza, riferendosi a San Giuseppe: “Il mio Vecchierello”; quando si rivolgeva a lui diceva con grande fervore: “Santissimo Patriarca”, e in molte occasioni la protezione di Dio era visibile”, testimonia Padre Abate OFM Conv., Cappellano della Casa di Roma durante la vita della Venerabile Madre.

Lei ha fortemente raccomandato alle sue figlie questa stessa fiducia: “E per il resto, non temere e, come dico, il Santo Patriarca ti aiuterà e ti farà uscire da tutti i tuoi dubbi e difficoltà se ti rivolgerai a Lui come tuo Padre, Direttore e Maestro ”(14 ottobre 1891). “… metti tutto nelle mani di Nostro Signore per la potente intercessione di Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe e lui ti accompagnerà … ”(16 febbraio 1900). “… sapete già che il Padre Celeste vi vede e sa dove vi trovate, che fatte tutto per il suo amore. E il Santissimo Patriarca Gli dirà: “Queste poverelle che vedi qui, sole e indigenti e lontane dalla casa madre, sono le mie figlie”. E che ne dici di questa carezza del mio Santissimo Padre Signore San Giuseppe? …. No carissime, no figlie del mio cuore, niente vi mancherà se avete fede, e se qualcosa vi mancherà, guardate che siete povere figlie di San Giuseppe … ”(25 novembre , 1894). “Vostra Carità pensa che il laborioso falegname debba essere trascurato? Oh no, figlia, abbiamo esperienza della sua protezione visibile! ” (15 febbraio 1899).

Madre Elisa Morés, ultima novizia ricevuta da Madre Camilla in Argentina, ha raccontato di averle detto un giorno nella Cappella di Muñiz, dopo aver cantato (forse “Oh San Josè recuerda” o “Ante el ara”): – Hai visto? San Giuseppe non smette mai di ascoltare.

  1. Al momento di scegliere un patrono per la nuova casa, Teresa non ha esitato in nessun istante ad affidare la fondazione a San Giuseppe. Nel suo cuore, nessuno aveva più diritti di lui. Il Signore stesso gli aveva promesso che San Giuseppe e la Vergine si sarebbero assunti il compito di custodire le porte del recinto nella nuova casa. Pertanto, era un obbligo per lei darle il suo nome. La Santa fu talmente soddisfatta del patronato di San Giuseppe che gli dedicò 11 dei 16 nuovi conventi che fondò dopo quello di Avila.

Allo stesso modo, Camilla diede al suo Istituto il nome di San Giuseppe, e stabilì nel Primo Regolamento che “le case che verranno istituite d’ora in poi, porteranno tutte il nome di Casa di San Giuseppe”.

  1. Teresa, nel monastero dell’Incarnazione, si occupava puntualmente di preparare ogni anno, con la massima solennità possibile, la celebrazione della festa di San Giuseppe.

Racconta padre Alberto Guerrero che negli Asili di Camilla “i proprietari della casa erano il Divino Bambino Gesù, la Santissima Vergine del Carmine, il Signore San Giuseppe e Santa Teresa di Gesù; le feste di questi modelli divini, per tutta la sua vita, le ha fatte celebrare con la massima solennità e gioia: novene e canti, grandi luci e ornamenti, belle Sante Messe cantate, buoni sermoni, i più belli ornamenti, presenza di illustri sacerdoti, sacerdoti di campagna, prelati e cavalieri, la cui amicizia acquisiva. Per tutti in quei giorni aveva  doni e le sue attenzioni. Gli asili e le case da lei fondate, in quei giorni classici, nella loro povertà e semplicità, apparivano con la massima gioia e bellezza: i bambini ben curati, con i migliori costumi marciavano e cantavano; la casa ben spazzata e adornata con fiori e bandiere, la cappella risplendente di luci e ornamenti, le visite di amici e benefattori; anche il vicinato condivideva la gioia innocente con cui quegli umili, nella loro povertà, celebravano il Bambino Gesù, la Vergine Maria e San Giuseppe, producendo in coloro che per la prima volta vedevano una di quelle case, un sentimento di simpatia e di affetto cristiano verso l’opera di Madre Camilla”.

Lei  raccomandava ripetutamente di tenere accese le lampade in onore del Nostro Padre, come è stato  sempre fatto sin  dall’inizio della fondazione.

Già dai primi tempi dell’Istituto, molte devozioni furono praticate in onore di San Giuseppe. Il libricino “Preghiere e pratiche spirituali delle Suore Povere Bonaerensi di San Giuseppe”, la cui prima tiratura è del 1904, riporta: Litanie a San Giuseppe; Ufficio Parvo di San Giuseppe; Preghiera composta da Leone XIII; Triduo a San Giuseppe (17-18-19 di ogni mese); Sette domeniche in onore di San Giuseppe.

La Madre ha anche ottenuto la facoltà di esporre il Santissimo Sacramento il 19 di ogni mese. I canti antichi in onore di San Giuseppe fanno parte della nostra tradizione giuseppina; tra questi, padre Guerrero segnala “Viva Jesús”.

La nostra Venerabile Madre Camilla ha assicurato che l’invio tempestivo e favorevole del Decretum Laudis, ottenuto durante il suo primo viaggio a Roma (1891), era dovuto ai titoli che il Santissimo Patriarca aveva nel nostro Istituto. Presentandosi umilmente come la “piccola ancora” di San Giuseppe, influenzò senza dubbio favorevolmente Papa Leone XIII, grande devoto di San Giuseppe.

I più importanti eventi della vita di Madre e dell’Istituto si sono svolti il 19 marzo: Ricevimento dell’abito, Prima Professione, Voti Perpetui, Capitoli Generali, Assemblea per decidere il trasferimento della Casa Generalizia a Roma …, providenzialmente, l’approvazione pontificia dell’Istituto (1898), avvenne nella festa di San Giuseppe.

Madre Camilla propagava ardentemente la devozione a San Giuseppe: “… fa’ in modo che tutte le creature si rendano conto della festa che si sta celebrando, e di chi è il Santo Beato” (15 marzo 1904).

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