La fondatrice

La Fondatrice

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La Ven. Madre Camilla di San Giuseppe Rolon, nasce in provincia di Buenos Aires il 18 luglio 1842. Sin da piccola, dimostra  una profonda sensibilità spirituale, impegnandosi in varie attività parrocchiali, accompagnate da gesti di carità che toccano l’eroismo, come quando, scoppiato il colera in Buenos Aires, mentre tutti fuggono, lei rimane in città, andando da un malato all’altro curando piaghe e testimoniando l’amore del Signore con il suo generoso servizio.

Proprio durante questa esperienza sente la chiamata del Signore ed entra nel Carmelo di Buenos Aires, da dove però, dopo breve tempo ne esce, perché ammalatasi gravemente.  L’idea di consacrarsi al Signore non l’abbandona e l’amore per i più bisognosi la porta a fondare un Istituto la cui principale attività sia l’attenzione ai poveri.  Cosi il 28 gennaio 1880, all’età di 38 anni, aiutata da P. Gorge, religioso lazzarista, Camilla con due amiche più grandi di lei, due ragazze e undici bambine orfane, comincia la sua grande “avventura Giuseppina”, a Mercedes (Bs AS), nella più grande povertà, sostenuta dall’unica ricchezza che non conosce fallimenti: l’abbandono cieco, senza  riserve alla Divina Provvidenza.
Nascono cosi le Suore Povere di San Giuseppe (Bonaerensi viene aggiunto in seguito, da Buenos Aires).
“Il Signore è l’unico autore di ogni mia opera, ed io non conto su altra cosa, né su altro avere, se non sulla Divina Provvidenza” (Madre Camilla).
“La Congregazione Giuseppina non ha avuto altro capitale se non quello della Divina Provvidenza” (Madre Camilla).
L’amore per il Papa, Vicario di Cristo in terra, la spinge a portare la giovane Congregazione a Roma, in un periodo in  cui dall’Italia e dall’Europa gli Istituti inviano membri per l’America Latina e per altri continenti.
E a Roma, il 15 dicembre 1908, il Papa S. Pio X approva definitivamente le Costituzione del nuovo Istituto.

Il Carisma

L’abbandono di Camilla alla Provvidenza Divina, non si limita al solo aspetto materiale, ma abbraccia tutto il suo essere.  E’ un abbandono che trae origine dalla meditazione e contemplazione del mistero dell’umanità di Cristo, dal suo donarsi al Padre nella più assoluta povertà: “Cristo, pur essendo di natura divina… spogliò se stesso…  Facendosi obbediente fino alla morte di Croce…” (Cfr. Fil. 2,6 ss) Abbandono pieno, totale, alla volontà del Padre.  Abbandono che è dono di sé da offrire al Padre, da consegnare a Lui.
Il Cristo, quindi, che Camilla ama sopra ogni cosa e vuole “servire fino all’ultimo istante della vita” – come soleva ripetere spesso – è un Cristo spoglio, nudo, povero, completamente donato, offerto alla causa del Padre e, di conseguenza, completamente donato all’uomo.
E Camilla, scegliendo questo Cristo, amando questo Cristo, donando se stessa a questo Cristo, non può non scegliere, non amare, non donarsi all’uomo che maggiormente assomiglia a Cristo: il povero.
Questo dono che Camilla ha ricevuto dal Signore, lo lascia alle sue figlie come preziosa eredità: è e dovrà essere il loro CARISMA

Presenza in Liguria

Dopo che la Madre Camilla, arrivata in Italia e stabilita una Comunità “ai piedi del Vicario di Cristo” cerca di allargare il suo orizzonte di azione ecco che la si vede nei preparativi per una fondazione nella città di Genova e di Barcellona (Spagna).
Nel mese di novembre 1909, in Salita San Rocco 55, le Suore di San Giuseppe, le Bonaerensi, cominciano ad accogliere nella propria casa le “ragazze pericolanti” – come si legge nelle cronache dell’Istituto -; sono ragazze bisognose di aiuto, estremamente povere, soprattutto di amore.
Col passar del tempo, invece di ragazze, vengono accolte bambine povere, abbandonate, orfane: anch’esse, quindi bisognose di aiuto e di amore.
Ma nel 1986, dovendo dare un nuovo orientamento all’attività della Casa, d’accordo alle esigenze esistenti e al carisma iniziale, si accolgono nuovamente le ragazze, ma con una variante: non più sole, ma con figlio!, ragazze madri.
Con l’inserimento dell’Istituto nella “Rete” da solo ragazze-madri, si è passato ad accogliere madri con bambino.