ottobre 28, 2021

Camilla Rolon

Istituto Suore Povere Bonaerensi di San Giuseppe – Delegazione Italiana –

SAN GIUSEPPE FIGLIO MOLTO AMATO DEL PADRE

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SAN GIUSEPPE FIGLIO MOLTO AMATO DEL PADRE
(dal libro “Orfani o figli”)

San Giuseppe ha potuto vivere pienamente la sua identità perché ha vissuto come un figlio prediletto in soave abbandono nelle mani di Abbà, che lo ha trasformato in Padre.
“Come Giuseppe, disponibile davanti al mistero, rivelatore e comunicatore d’amore, apprezziamo il lavoro come espressione d’amore, capace di un contatto profondo e silenzioso con Dio e con gli uomini” (Cfr Cost. I, 7)
Il Silenzio di San Giuseppe, è un silenzio soprattutto “filiale” … È facendo silenzio che si ascolta amando … è facendo silenzio che si riconosce figlio … è facendo silenzio che si scopre la voce di Abbá e la si sa distinguere benissimo dalle altre voci … è facendo silenzio che scopre dal Padre una Parola che rivela quale è la sua identità … è nel silenzio che si scopre che sarà Padre, un Padre con una Paternità impensabile … è facendo silenzio che si scopre la Paternità di Dio e la propria Paternità … è facendo silenzio che scopre l’essenza di Dio e la sua stessa essenza… Vuoi “ascoltarti, amico mio”? Vuoi conoscere i suoni unici della Voce di Abbà che ti chiama “Mio figlio amato … figlio prediletto? Vuoi scoprire l’essere di Dio e il tuo essere, la tua essenza, il tuo nome, la tua identità? … allora cerca Giuseppe … digli: “Papá” e lui ti prenderà come figlio e ti mostrerà la via che ha percorso, come nessun’altro ha fatto …
Tempo fa ho fatto una novena a San Giuseppe, con le riflessioni di Javier Albisu, un uomo di Dio in cui mi sento espressa come nessun altro, e in questi “Nove giorni con San Giuseppe” ho ritrovato queste parole molto profonde che voglio condividere con te per la tua preghiera personale … ascolta … leggi molto lentamente … ripetutamente …:
“La Parola eterna, e Prima Parola del Padre, genera amorevolmente il Figlio.
E il Figlio sta ascoltando quella Parola del Padre: “Tu sei il mio Figlio prediletto”.
Così San Giuseppe capisce se stesso come figlio “facendo amorevolmente silenzio”: si sente amato. Fa silenzio (ob-audire) per ascoltarsi in questo modo. E dall’ascolto di questa Parola scaturisce il suo silenzio obbediente per continuare ad ascoltare “fino alla fine” ciò che viene dal Cuore del Padre, anche se non lo comprende. Questo è ciò che San Giuseppe “lavora” in silenzio. Lavora l’amore del suo ascolto. Consente silenziosamente spazio al dispiegarsi dell’amorevole Parola del Padre, senza attendere un’altra parola. E ciò è laborioso, costa. Ecco perché il suo lavoro è un silenzio austero: duro. Il suo Silenzio inizia e sostiene (come tutti i lavori) la ruvidità di ciò che funziona fino a raggiungere la sua forma finale. Nel suo silenzio continua a lavorare con austerità la “forma” finale del Progetto amorevole del Padre, anche se a volte sembra che la sua prima iniziativa (la sua prima Parola) venga interrotta e cambiata. E sa che in questi casi è necessario sperare pur nella durezza, a questo Dio “sempre più grande” che continua il suo Progetto in modi che implicano un amore più grande per essere compreso. E quando l’asprezza di questo silenzio stancherà, cercherà opportunamente il frutto del riposo. Frutto che viene “Sognando in grande” con quell’amore più grande che non ha ancora raggiunto la sua forma finale, con quella Parola d’amore che il Padre ha per lui. E quanto più in grande si deve sognare in silenzio, tanto più piccoli si deve diventare. Ecco perché San Giuseppe è silenziosamente Umile. Si fa piccolo nel suo silenzio fino a raggiungere l'”humus” della sua “amata argilla”. Perché il primo che si mise a lavorare amorevolmente in silenzio la ruvidità della sua argilla fu Dio Padre.
Si deve giungere silenziosamente a quell’humus per trovare le Mani del Padre che hanno lavorato la ruvidità di tutta l’argilla per darle una forma “simile nell’amore” con la sua Parola. In questo modo la creazione continua a svolgersi fino a giungere alla “forma finale dell’amore” a somiglianza del Figlio (Parola amorosa per eccellenza del Padre). Quel giorno egli gli restituirà questa forma nelle sue mani quando tutto questo Lavoro sarà finito. Nel frattempo rimane “Essere Custode” silenzioso di questo Progetto. Ponilo al riparo. Proteggilo in silenzio. Ed è protetto da un puro silenzio, “Casto”. San Giuseppe sa che tutto lo svolgimento del Progetto amorevole del Padre sarà Puro. Sia all’inizio, a metà che alla fine, mantiene il suo amore. Ovunque compaia qualche segno di vizio, qualcosa che rende questo amore dipendente, sarà un segno del nemico mortale di quel progetto; di chi vuole che quel progetto fallisca e che muoia.
San Giuseppe deve castamente tacere di fronte all’evidenza umana, affinché nel suo silenzio possa parlare la “Gloria” di Dio. Solo l’Amore di Dio può parlare così contro ogni evidenza perché è l’unico capace di superare la semplice parola che può farsi “detta”, nell’unica Parola capace di farsi carne. E questo casto silenzio sarà accompagnato da Maria, sua moglie, con il suo casto silenzio.
La parola del maligno è sempre accusatoria e cerca di erodere la castità del Silenzio. Quindi, sia San Giuseppe che la Vergine mantengono il loro silenzio in castità, senza accusare e senza scusare.
Tutto questo silenzio genera la Paternità di San Giuseppe. Una paternità silenziosa, che non si sente venir meno ad “agire come” Padre. Perché in ciascuno di quei “tempi”, renderà chiara l’amorevole Parola del Padre che dice a suo figlio: “Tu sei il mio amore”. “