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Testamento spirituale Madre Camilla Rolon


Testamento Spirituale della Madre Camilla Rolon
 Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia. Sia per sempre adorata la Santissima Trinità la sacra umanità di nostro Signore Gesù Cristo realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’Altare. Sia benedetta la purezza della beatissima Vergine Maria;   lodati siano  San Giuseppe, Santa Teresa e tutti i santi e  gli  Angeli della corte celeste
 Io, Suor Camilla di San Giuseppe Rolon, oriunda del paese di San Isidro (Buenos Aires), nata il 18 luglio 1842 e battezzata nella fede Cattolica, Apostolica, romana, …  indegna serva di Gesù Cristo nostro Signore con la divina grazia e per la cui ispirazione ho fondato la Congregazione delle Suore Povere Bonaerensi di San Giuseppe, nella quale ho emesso i voti perpetui di povertà, obbedienza e castità.  Dopo aver chiesto umilmente perdono delle mie mancanze a Dio ai miei superiori e alle consorelle, e dopo aver ringraziato Gesù delle sue infinite misericordie … prego caldamente le mie figlie in religione, di essere sempre esatte osservanti delle Sante Costituzioni e conservino fedelmente lo spirito del mio Istituto, non allontanandosi per nessun motivo dal fine per cui si fondò, vale a dire:  la santificazione dei suoi membri e il bene spirituale e corporale del prossimo, praticato con disinteressata carità cristiana:  chiedo loro,  inoltre di essere esemplari nell’obbedienza alle autorità della Madre Chiesa come anche nell’attuazione di tutte ed ognuna delle sue leggi, prescrizioni e decreti disciplinari e delle rubriche liturgiche;  voglio ancora che professino una profonda e totale adesione e riverenza al Sommo Pontefice,  vicario di Cristo in terra,  poiché dov’è Pietro lì è la vera Chiesa.
 Raccomando loro di essere devotissime del Santissimo Sacramento, procurando il maggior   decoro possibile nelle funzioni eucaristiche e che dimostrino sempre un tenero e costante amore alla Santissima Vergine del Carmine,  Madre e Signora della Congregazione,  e al Santo Patriarca San Giuseppe, patrono e  protettore di essa; usare molta pazienza,  dolcezza e carità con tutti,  in particolare con i poveri infermi bisognosi, anziani e bambini abbandonati che sono i membri prediletti del corpo mistico di Gesù Cristo; ma faccio loro notare e chiedo loro di aver presente che,  se la compassione e carità con gli estranei sono virtù molto lodevoli, più ancora lo sono se si esercitano con i membri della medesima famiglia religiosa, per cui raccomando oltremodo l’affetto reciproco, l’unione e la concordia tra le suore e la docilità alle proprie Superiore.
 Essendo vissuta nelle piaghe amorose di  Gesù Crocifisso e,  per sua grazia, abbandonata interamente alla volontà di Dio e abbracciata al Santo albero della Croce, voglio altresì morire inchiodata ad esso,  libera da ogni attacco alle creatore per poter dire con verità:  solo Dio basta e  per poter lasciare come eredità alla Comunità delle Suore di San Giuseppe,  unitamente alla fede, la speranza e la carità,  il prezioso tesoro della santa povertà evangelica,  tesoro inesauribile, mediante il quale, allontanando lo spirito della mondana cupidigia, si ottiene di penetrare nel vasto grembo della Provvidenza Divina e,  rinunziando ad ogni proprietà terrena, si raggiungono facilmente i beni eterni del cielo. 
 
Suor Camilla di San Giuseppe Rolon
Roma 27 novembre 1912

16 Febbraio – I nostri occhi siano sempre fissi in Dio

“I nostri occhi siano sempre fissi in Dio”  (M.C.)

Incontro di Preghiera – Anniversario morte M. Camilla

Guida: Introduzione

Ricorre oggi l’anniversario del transito della Venerabile Madre Camilla alla casa del Padre e, come ogni anno, la nostra congregazione ricorda questo giorno con un momento speciale di preghiera. Per onorarla vogliamo considerare alcuni aspetti delle sue virtù eroiche, alla luce della Parola di Dio.

Canto: Fissa gli occhi – Esposizione Santissimo

Breve adorazione

Sacerdote: Nel nome del Padre….

Donaci, Padre, lo Spirito di sapienza e di amore, che ha fatto risplendere come lampada nella Chiesa la tua umile serva la Venerabile Madre Camilla, e fa che ti serviamo con lo stesso impegno di fede e di opere, per essere degni del tuo amore. Per Cristo Nostro Signore. Amen

Dalla Prima lettera di S. Giovanni Ap.  (1Gv, 5,4-13)

 “Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?  Questi è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità. …Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha reso a suo Figlio.  E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita.  Questo vi ho scritto perché sappiate che possedete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio.”

Breve silenzio

Guida: La Madre nutriva la sua fede con una orazione costante, fervorosa, Il suo animo contemplativo si rivelava nel suo atteggiamento esteriore. Dice un testimone: “La Madre ebbe dal Signore il dono della fede e la esternava con le parole e le opere. Passava l’intera giornata con la mente rivolta al Signore e noi la vedevamo spesso pregare.”

Let. “I nostri occhi siano sempre fissi in Dio, sperando con fede molto viva, che Egli ci aiuterà” M. Camilla

“I santi … hanno avuto gli occhi sempre fissi in Dio, unico autore di ogni bene.” M.C.

“Diamo più gioia al Signore ringraziandolo di tutto con profondo spirito di fede, che se facessimo molte prodezze ed opere clamorose.” M.C.

“Abbi fiducia in Dio e nulla ti mancherà.” M.C.

Breve silenzio

Preghiamo  (Insieme)

Padre, che sei nei cieli,

Noi crediamo in te;

ci fidiamo ciecamente di te,

ci abbandoniamo totalmente

alla tua divina Provvidenza.

Tu veglierai su di noi,

la fede ci insegna che non cadrà

neanche un capello del nostro capo,

se tu non lo permetti.

Aumenta la nostra fede,

sei tu la nostra speranza;

la nostra fiducia è tutta riposta 

nella tua protezione paterna e

provvidente, specie nei momenti

di prova e difficoltà.

Padre, tu sei nostro Padre misericordioso!

(Pensieri e parole di M. Camilla)

Canto:

 Let: Gesù ci dice:

“Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?  E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.  Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.” (Matteo 6,25-33)

Breve silenzio

Guida: “La citazione evangelica collocata come frontespizio del Primo Regolamento: “Non affannatevi dunque, il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.  Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia…” riassume perfettamente come programma di vita, la fiducia illimitata della Madre nella Divina Provvidenza; è il motto dell’Istituto, il programma della sua fondazione e la sintesi della sua vita” (dal Documento per la beatificazione della Madre).

Let: “Dolce abbandono alla Divina Provvidenza che ordina e dispone ogni cosa per il nostro bene” M.C.

“L’oscurità spirituale è la grazia maggiore…perché così uno corre e si butta nelle sue braccia, e comprende che qui in terra, nulla vi è di stabile, solo Dio non cambia” M.C.

 “Ciecamente m’imbarco sulla nave della divina Provvidenza e non temo le tempeste che s’innalzano nel mare burrascoso di questa valle di lacrime e di tante miserie, e spero con fede molto viva, di giungere alla fine della giornata”       M.C.

Breve silenzio    

Preghiamo

Padre, io mi abbandono totalmente a te,

ciecamente m’imbarco sulla nave della tua

Divina Provvidenza.

Padre, aiutami a non temere le burrasche

che s’innalzano nel mare burrascoso della vita.

io voglio fidarmi di te,

voglio rimanere ancorata al tuo amore

Misericordioso, forte e sicura,

perché tu custodisci la mia vita,

guidi il mio cammino

e, fidandomi pienamente di te,

giungerò alla fine della mia giornata,

avvolta, confortata dal tuo amore

pieno di misericordia.  (Parole e pensieri della M.C.)

Canto

Lettura del Testamento Spirituale della Madre Camilla Rolon

 Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia. Sia per sempre adorata la Santissima Trinità la sacra umanità di nostro Signore Gesù Cristo realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’Altare. Sia benedetta la purezza della beatissima Vergine Maria;   lodati siano  San Giuseppe, Santa Teresa e tutti i santi e  gli  Angeli della corte celeste

 Io, Suor Camilla di San Giuseppe Rolon, oriunda del paese di San Isidro (Buenos Aires), nata il 18 luglio 1842 e battezzata nella fede Cattolica, Apostolica, romana, …  indegna serva di Gesù Cristo nostro Signore con la divina grazia e per la cui ispirazione ho fondato la Congregazione delle Suore Povere Bonaerensi di San Giuseppe, nella quale ho emesso i voti perpetui di povertà, obbedienza e castità.  Dopo aver chiesto umilmente perdono delle mie mancanze a Dio ai miei superiori e alle consorelle, e dopo aver ringraziato Gesù delle sue infinite misericordie … prego caldamente le mie figlie in religione, di essere sempre esatte osservanti delle Sante Costituzioni e conservino fedelmente lo spirito del mio Istituto, non allontanandosi per nessun motivo dal fine per cui si fondò, vale a dire:  la santificazione dei suoi membri e il bene spirituale e corporale del prossimo, praticato con disinteressata carità cristiana:  chiedo loro,  inoltre di essere esemplari nell’obbedienza alle autorità della Madre Chiesa come anche nell’attuazione di tutte ed ognuna delle sue leggi, prescrizioni e decreti disciplinari e delle rubriche liturgiche;  voglio ancora che professino una profonda e totale adesione e riverenza al Sommo Pontefice,  vicario di Cristo in terra,  poiché dov’è Pietro lì è la vera Chiesa.

 Raccomando loro di essere devotissime del Santissimo Sacramento, procurando il maggior   decoro possibile nelle funzioni eucaristiche e che dimostrino sempre un tenero e costante amore alla Santissima Vergine del Carmine,  Madre e Signora della Congregazione,  e al Santo Patriarca San Giuseppe, patrono e  protettore di essa; usare molta pazienza,  dolcezza e carità con tutti,  in particolare con i poveri infermi bisognosi, anziani e bambini abbandonati che sono i membri prediletti del corpo mistico di Gesù Cristo; ma faccio loro notare e chiedo loro di aver presente che,  se la compassione e carità con gli estranei sono virtù molto lodevoli, più ancora lo sono se si esercitano con i membri della medesima famiglia religiosa, per cui raccomando oltremodo l’affetto reciproco, l’unione e la concordia tra le suore e la docilità alle proprie Superiore.

 Essendo vissuta nelle piaghe amorose di  Gesù Crocifisso e,  per sua grazia, abbandonata interamente alla volontà di Dio e abbracciata al Santo albero della Croce, voglio altresì morire inchiodata ad esso,  libera da ogni attacco alle creatore per poter dire con verità:  solo Dio basta e  per poter lasciare come eredità alla Comunità delle Suore di San Giuseppe,  unitamente alla fede, la speranza e la carità,  il prezioso tesoro della santa povertà evangelica,  tesoro inesauribile, mediante il quale, allontanando lo spirito della mondana cupidigia, si ottiene di penetrare nel vasto grembo della Provvidenza Divina e,  rinunziando ad ogni proprietà terrena, si raggiungono facilmente i beni eterni del cielo. 

Suor Camilla di San Giuseppe Rolon

Roma 27 novembre 1912

Breve silenzio -Canto-Adorazione

Preghiera

O Gesù, veramente presente con la tua sacra umanità,

nel sacramento dell’altare: sii sempre adorato, lodato, ringraziato.

Sii benedetto, Gesù, nostro Signore,

nostro unico Signore.

Ti ringraziamo, Gesù, per le tue infinite grazie,

per gli innumerevoli benefici che ci hai donato,

per l’amore con cui ci hai amato.

Gesù, vivo e vero nel ss.mo sacramento, ti

riconosciamo Dio e Signore, accetta la nostra lode

e la nostra adorazione.

Benedizione eucaristica

Canto finale

“Va’ da Gesù, lì troverai tutto”

“Alla presenza di Gesù Sacramentato, rinnovatevi in spirito e verità”

Sta avanzando la causa di beatificazione della suora cosiddetta “Madre dei sacerdoti”

Sta avanzando la causa di beatificazione della suora cosiddetta “Madre dei sacerdoti”

Il giorno 7 febbraio, il delegato episcopale dell’Argentina per le cause dei santi, Mons. Santiago Olivera, ha presentato la raccolta delle testimonianze per la beatificazione di suor Bernardetta dell’Immacolata Sesso.

Il Vescovo dell’Argentina ha spiegato che suor Bernardetta era italiana, ma “aveva vissuto a lungo in Argentina essendo membro della Congregazione delle Suore Povere di Bonaerensi di San Giuseppe, a San Miguel, provincia di Buenos Aires, dove ha mantenuto una grande amicizia con l’allora maestro dei novizi, poi vescovo e cardinale, Jorge Bergoglio, attuale Santo Padre Francesco”.

Dato che la causa di canonizzazione della Serva di Dio è stata aperta a Roma, il Vescovo di San Miguel, Mons. Damián Nannini, ha delegato il processo a Mons. Olivera.

In tal modo il delegato episcopale per le Cause dei Santi ha elaborato e concluso l’istanza giudiziaria dinanzi al Vicariato di Roma.

Il Vescovo Olivera è stato accompagnato da suor Colomba Angelillis, rappresentante della Madre Delegata per l’Italia dell’Istituto delle Suore Povere di Bonaerensi di San Giuseppe, Madre Gregoria Antonia Ortiz.

Novena in onore a Madre Camilla Rolon di San Giuseppe

Novena in onore della Venerabile Madre Camilla Rolón di San Giuseppe

Salmo 121 (120) Il custode di Israele

Alzo gli occhi verso i monti:

da dove mi verrà l’aiuto?

Il mio aiuto viene dal Signore,

che ha fatto cielo e terra.

Non lascerà vacillare il tuo piede,

non si addormenterà il tuo custode.

Non si addormenterà, non prenderà sonno,

il custode d’Israele.

Il Signore è il tuo custode,

il Signore è come ombra che ti copre,

e sta alla tua destra.

Di giorno non ti colpirà il sole, né la luna di notte.

Il Signore ti proteggerà da ogni male,

egli proteggerà la tua vita.

Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre.

Preghiamo

Signore, Dio nostro, tu hai impresso nella Venerabile Madre Camilla una così grande fiducia nel tuo amore di Padre che le ha concesso di abbandonarsi nel grandissimo seno della Divina Provvidenza, senza fermarsi sulle sue debolezze e inadeguatezze. L’infinita grandezza del Tuo Amore e della Tua Misericordia incoraggia anche noi di chinarci davanti a Te per implorare la grazia (…), per intercessione della tua fedele Serva la nostra Venerabile Madre Camilla Rolón. Vogliamo vivere e custodire fedelmente il prezioso dono ereditato della Santa Povertà Evangelica, per donarlo alla Chiesa come un dono inestimabile. Ti chiediamo di glorificare la tua umile Serva per la maggior gloria Tua e per il nostro bene spirituale. Amen.

Preghiera per ottenere la Beatificazione della Venerabile Madre Camilla Rolón di San Giuseppe

Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, noi ti adoriamo e ti rendiamo grazie per le insigni virtù della fede, della speranza e della carità che accendesti nel cuore della tua fedele serva Camilla di San Giuseppe Rolón, affinché, per sua intercessione molte anime fossero preservate dal male e guidate sulla via della santità.

Ti preghiamo di concederci la grazia (…) che ardentemente ed umilmente ti chiediamo, per la tua maggiore gloria, a nostro profitto spirituale e la glorificazione in terra della tua fedele serva. Amen.

3 Gloria …

Rosanna-testimonianza su San Giuseppe

 

Testimonianza su San Giuseppe

 Mi è stato chiesto di fare una testimonianza su San Giuseppe.  Cercherò nel limite del possibile, di esprimere il mio pensiero su San Giuseppe l’uomo e santo. Diciamo subito che la Sacra Famiglia è potuta anche essere tale perché Giuseppe, uomo saggio e pio, ha sempre obbedito alla chiamata del Signore.  Quando l’angelo gli chiede di prendere in sposa Maria e di nulla temere lui si fida e accetta pienamente il disegno di Dio su di lui.

 Quando si fa carico della “custodia” e della nascita di Gesù, Figlio di Dio,  egli fa tutto quello che è in suo potere per adempiere nuovamente senza riserve al disegno di Dio.

Questo mi fa pensare a San Giuseppe come all’uomo del: . all’Angelo, a Dio, che si traduce in un a Maria e a Gesù.

 Egli fu umile e povero di denaro ma straordinariamente ricco di umanità, genitorialità, saggezza e sapienza.  Riuscì a modulare la sua vita in funzione della Madre di Gesù e di suo figlio stando sì in ombra ma sempre conducendo per mano entrambi nella giusta e sicura direzione come un vero padre e marito nei confronti del proprio figlio e della propria moglie.  Maria e Gesù erano sicuri accanto a lui, vivevano una vita “normale” nella speciale peculiarità della loro essenza soprannaturale. San Giuseppe fu quindi definito “padre putativo” di Gesù.

Oggi si tradurrebbe padre affidatario e come tale può, a ragione, essere considerato il primo padre affidatario della storia dell’umanità.  Per lui l’affido di Gesù è quello che per noi è da considerarsi l’affido familiare di tutti i bambini soli, deboli e malati che una copia accoglie nella propria casa insieme ai figli naturali.  San Giuseppe nell’accettazione di una vita accanto a Maria ha anche scelto di vivere una vita di coppia sempre casta ma piena di amore e rispetto reciproco. Alla luce di quanto sopra detto ritengo che San Giuseppe abbia vissuto appieno i tre voti della vita religiosa: obbedienza, povertà e castità. Pertanto la sua grandezza e che racchiude in sé entrambe le vocazioni: sia quella sacerdotale che quella coniugale.  E’ riuscito mirabilmente a coniugare in un’unica essenza di vita tutta la sacralità dell’uomo così come Dio l’ha concepito riuscendo a dare sempre la parte migliore nel silenzio e nell’ombra, certo che fidandosi del Signore egli gli sarebbe sempre stato accanto.

 Rosanna Moro, Baselga di Pinè, 19/10/2021

Come Giuseppe “Capace di un contatto profondo e silenzioso con Dio”

Una delle caratteristiche che contraddistinguono le nostre costituzioni come tipiche di San Giuseppe è questa: “Capaci di un contatto profondo e silenzioso con Dio”

Giuseppe riflette nel suo silenzio il silenzio divino … San Giovanni della Croce dice: “Il Padre ha detto una parola: che era suo Figlio, e questa parola  parla sempre nell’eterno silenzio , e nel silenzio bisogna ascoltare l’anima”. Il Padre non ha detto più che una sola Parola, suo Figlio, e in eterno silenzio la ripete sempre … ”Il silenzio di Giuseppe che contempla Gesù è un riflesso fedelissimo di quel silenzio del Padre, che contempla suo Figlio e tace … Giuseppe non aveva la missione di annunciare Gesù, ma di amarlo a gesti e in silenzio. Il suo amore era allo stesso tempo dolce e forte, calmo e fervente, gentile e focoso, emotivo e tenero. Giuseppe tace per ascoltare  il Verbo, la Parola, e così tace per ascoltare il mistero in ogni persona e in ogni cosa. Come San Giuseppe dobbiamo vivere il silenzio, essere disponibili al mistero di ogni persona e di ogni situazione e comunicare così in noi l’amore del Padre e del Figlio …

Qualsiasi compito che richieda una seria applicazione delle nostre facoltà presuppone il raccoglimento e il silenzio che lo rendono possibile. L’uomo saggio ha bisogno del silenzio per preparare le sue esperienze, per scrivere attentamente le sue condizioni ed i loro risultati. Il filosofo si raccoglie in solitudine per ordinare e approfondire i suoi pensieri. Il silenzio che il pensatore cerca avidamente per applicare alla riflessione tutte le sue energie intellettuali, sarà ancor più necessario, a livello spirituale, per applicare tutta la sua anima alla ricerca del suo oggetto divino.

C’è un silenzio esteriore del linguaggio e dell’attività naturale e un silenzio dei poteri interiori dell’anima.

Nel linguaggio attuale, stare in silenzio significa stare zitti. Ciò indica l’importanza di un uso equilibrato della lingua per la pratica del silenzio. Della lingua si è potuto dire che è il meglio che ci sia e il peggio. Fonte di grandi beni e gravi mali. Lo esprime molto bene l’apostolo Giacomo nella sua lettera: Gc. 3, 2-9 “Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a somiglianza di Dio”. Ciò che l’anima ha di più intimo e personale viene esternato attraverso la parola quando, per comunicarlo, esprime pensieri e sentimenti. Questa comunicazione può essere un beneficio per chi la fa e per chi la riceve. L’espressione che viene esteriorizzata mette a nudo le profondità dell’anima. Qualsiasi eccesso di parole è dannoso. Il nostro Dio che si è rifugiato nel profondo dell’anima e ha posto la sua azione creatrice in questa oscurità e in questo silenzio, sembra infastidito da questa eccessiva esteriorizzazione.

Allo stesso modo, la comunicazione proveniente dall’esterno, che dovrebbe arricchire, a volte non fa altro che disturbare il silenzio dell’anima e l’opera di Dio, apportando materiale di tentazione, in una parola, cause di agitazione che aumentano le difficoltà del raccoglimento interiore e minacciano di paralizzare l’azione di Dio.

In questo modo la ciarlataneria è particolarmente dannosa per la profondità. Attirato verso l’esterno dal suo bisogno di raccontare tutto, il ciarlatano non può restare che a un livello superficiale, lontano da Dio e da ogni attività profonda, da cui nascono le risposte più corrette. Il ciarlatano non ha tempo per riprendersi, per pensare o per vivere profondamente. A causa dell’agitazione che lo circonda, impedisce agli altri il lavoro e il raccoglimento fecondo. Superficiale e vanitoso, il ciarlatano è un essere pericoloso.

Nel parlare troppo si perde tempo e l’anima si svuota. Il silenzio restituisce un ritorno a noi stessi, alle regioni più profonde dove c’è armonia e migliore discernimento, e uno sguardo verso l’alto, verso Dio, verso la mia identità in Lui.

San Giuseppe ci direbbe: “Non voglio essere un ciarlatano. Voglio mantenere una grande calma nell’anima … non dare di me stesso più di quello che gli altri possono ricevere con profitto, per conservare il resto nell’interiorità come l’anima custodisce i suoi più grandi tesori con l’intenzione di donarlo quando sarà il momento ”

Come la ciarlataneria, l’attività naturale può alterare il silenzio in cui Dio si fa sentire nell’anima. Quando l’attività eccede la vita quotidiana, fino al   punto da non lasciare spazio a una minima parte sufficiente per l’interiorizzazione, si trasforma in attivismo. L’attività è feconda quando una persona la usa per identificarsi con il piano di Dio. Diventa dannosa quando vogliamo soddisfare più noi stessi, alimentando il nostro amor proprio, anziché quello verso Dio.

Santa Teresa dice: “Da dove viene il disgusto quando siamo stati separati per la maggior parte della giornata dalla Presenza di Dio, anche se siamo impegnati nelle cose buone? Secondo me questo è il motivo, l’amor proprio che si mescola e non sappiamo se vogliamo piacere più a Dio o a noi stessi. Dopo che un’anima inizia ad apprezzare quanto sia soave il Signore, prova più piacere nel lavorare (il corpo) e riposare l’anima ”

L’anima si raccoglie per un momento, impone il silenzio e il riposo le sue potenzialità, ristabilisce la sua situazione, ritrova Dio nella sua attività più profonda e torna al suo compito, che d’ora in poi lo adempirà meglio perché svolto con clamore e ordine.

Dio vive, opera e realizza la sua attività misteriosa nell’anima, nelle parti più spirituali.   Finché regna il silenzio in queste parti profonde, hanno poca importanza il trambusto e le attività esteriori. Quindi il silenzio interiore è la cosa più importante. Il silenzio esteriore non ha valore se non nella misura in cui favorisce l’interno.

Il silenzio di San Giuseppe non è muto ma porta gradualmente al passaggio interiore. Il silenzio rivela ciò che è di troppo, ciò che non serve, rivela bugie, le cose che stavo “truccando”, ciò che forse sono giunto a mascherare … nel silenzio rilevo come sono, quali ospiti ho nel cuore e quali intrusi ho lasciato entrare … è mettermi davanti al Padre come sono … il silenzio è ascoltare, si tratta di ricettività, di farsi spazio interiore, di scavarsi come contenitore …  di conseguenza la domanda non è come vivi il silenzio, o quanto ti costa, la domanda è: Sei una persona attenta al Padre? … Com’è il tuo ascolto rispetto a Lui? … perché è di questo che si tratta … prestare attenzione a un Dio attento … essere in grado di mettere a tacere tutto per prestare attenzione a un Dio che quando ho bisogno di Lui, mette tutto a tacere per prendersi cura di me …, “assisti e ti assisteranno”.  Raggiungere un attento silenzio durante l’ascolto del Verbo è il più grande servizio che possiamo fare.

Il silenzio non è mutismo, è in sostanza la mia prima lingua, e poiché sono abitato da Dio, desidero profondamente stare con Lui in modo intimo come eravamo all’inizio … sentire una volta e un’altra ancora: “Sei il figlio mio amato … il mio preferito …” e restando con Lui, la mia vita ritorna al suo punto essenziale e io resto solo ciò che sono, riprendo l’identità e l’autenticità dell’inizio…, Il silenzio di San Giuseppe ci rivela ciò che è essenziale e ciò che invece è in più …

Chiediti ora:

A quali cose presti le tue orecchie? … Riconosci la voce del Padre tra le altre voci? Vivi l’essenziale? Quali cose ti sono “appiccicate” che non hanno a che vedere con la tua identità più profonda dell’essere in Lui?

Testimonianze

Testimonianze di alcuni Sacerdoti

La fase diocesana si è aperta il 10 maggio nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Laternense.

Suor Bernarda 5

“La Madre Bernardetta, così la chiamavamo, era per noi una Madre. Dal primo giorno che la conobbi, ebbi con lei sintonia e affetto molto speciale. Una virtù che sbocciava naturalmente in lei era la sua bontà, e anche la sua umiltà e il suo buon senso comune. Aveva una sapienza speciale e un trattare direttamente con i novizi con semplicità, e con apertura, conoscendo ciascuno immediatamente, senza molti giri. A me chiamava l’attenzione, il suo affetto e la sua empatia”.

“Ella sapeva intuire i nostri stati d’animo. Si dava conto di quanto mi costasse il Noviziato, incluso varie volte le comunicai con molta confidenza i miei pensieri e i miei sentimenti. Ella consigliava, senza invadere, era cosciente che non era la formatrice ufficiale, però stava lì, condividendo con noi la casa e la vicinanza, sapeva fare molto bene il suo lavoro di “aiutante” nella formazione: con il suo essere donna, con il suo essere religiosa e con il suo essere Madre. Non aveva buona salute, però mai l’ho sentita lamentarsi, al contrario. Quando le chiedevamo come stesse, la vedevamo soffrire con le sue gambe, ella solo diceva che stava bene. Il suo volto rivelava il dolore, però con serenità e rassegnazione”.

“Le sue parole, mezzo in spagnolo e mezzo in italiano, erano sempre profonde. Ricordo una frase che mi marcò per tutta la vita e l’ho ripetuta sempre nell’accompagnamento spirituale e nei ritiri a religiose e a sacerdoti: “Figlio, (Hico, una cosa e la grazia de la vocacione,y otra e la grazia de la perseverancia) una cosa è la grazia della vocazione e un’altra è la grazia della perseveranza. Preghi molto per la perseveranza ….)”

Testimonianza del Padre Giorgio Bergoglio -Oggi Papa Francesco-

Suor Bernardetta

Frammento della lettera inviata da Lui alla madre Bernardetta, nell’anno 1986, alla fine della sua missione nella Casa di Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio, San Michele.

“Lei arriva in Argentina ad una casa vicina al Noviziato Gesuita: un Noviziato ancora piccolo che cominciava a crescere. Lei lo vide crescere e riempirsi, fino a quasi non bastare più … Però l’importante è che questi novizi (e molti altri che non eravamo novizi) vedemmo Lei e in Lei vedemmo ciò che significava una Congregazione religiosa senza limiti. Vedemmo generosità, spirito di obbedienza, di abnegazione, di servizio…, vedemmo pietà, allegria, senso comune e fortezza. Vedemmo pazienza e rassegnazione. Lei, con la sua attitudine, mise calore di madre in noi, e nello stesso tempo, andò insegnando a quei giovani come si tratta una donna, perché questo si impara da una madre o non si impara mai …. E Lei fu Madre”.

Alcune testimonianze delle Suore della Congregazione:

Suor Bernarda 4

“Mai se la vide eccellere, sempre cercava i luoghi più riservati, allegra, sorridente; faceva tutto senza vanagloriarsi”.

“Nella sua mezza lingua, tra italiano, spagnolo e inglese, si faceva capire ed era la Madre che consigliava i suoi figli amati. In mezzo alle “pentole” pregava ed evangelizzava. Non perdeva la calma, sempre se la trovava allegra, sorridente, contenta, felice, servendo con prontezza ed accuratezza, tanto a colazione, come al pranzo e alla cena …. a tutti, e con alcuni piatti speciali per i malati” (come diceva lei). Nel Seminario, tutti le volevano bene, la rispettavano, l’aiutavano, ed lei era per tutti “Madre”, non solo alimentava il corpo, ma alimentava quelli che erano tribolati, tristi, indecisi nella loro vocazione.

Li mandava a pregare, a mettersi ai piedi di Gesù Sacramentato; “che facciano orazione”. Però anche stava attenta al loro comportamento, al rispetto, alla delicatezza, all’ordine, alla presenza e alla testimonianza “.

“Suor Bernardetta passò nel Seminario di Richmond in cucina, seminando fraternità tra le case degli Stati Uniti. Amava molto i seminaristi e i sacerdoti. Un giorno mi disse: ‘Io ho offerto la mia vita per tutti i sacerdoti e sebbene non fui delle Suore Vocazioniste d’Italia (alla cui congregazione ella aveva desiderato entrarvi), tuttavia come Giuseppina continuo a pregare per loro’.

Parole del Papa Francesco

In un discorso dato alla Comunità del Pontificio Seminario Regionale Pullé “Pio XI” Sala Clementina, Sabato 10 dicembre 2016

“Suor Bernardetta … esempio di docilità allo Spirito Santo, di amore a Gesù e di amore alla carne di Cristo concreta”.

“Per me (il luogo) ha molto eco, molto. E mi trasporta dove c’è una donna, una ‘monaca’, una grande donna che ha lavorato molto nei seminari, anche in Argentina, vicino alla nostra casa di formazione, suor Bernardetta era della vostra zona. Quando io, come maestro di novizi ed anche come superiore provinciale, avevo qualche problema con alcuno di loro, lo mandavo a parlare con lei. Ed ella, due e la cosa si aggiustava. Quella sapienza delle donne di dio, delle mamme. E’ una grazia crescere nella vocazione sacerdotale tenendo vicino queste donne che sanno dire le cose che il Signore vuole che siano dette.

In seguito ella fu trasferita a Roma, io sempre, quando venivo (a Roma), andavo a vederla. Ricordo che l’ultima volta che la vidi, la chiamai ed ella: ‘Prima di andarsene, venga un’altra volta’- però, perché?’- voglio che mi dia la santa Unzione (degli infermi), perché non ci vedremo più.’ Questo sentire della donna, con 85 anni già …. E un giorno di Tutti i Santi le detti l’Unzione degli infermi, ed ella se ne andò più o meno, alla metà di dicembre.

Questo io voglio dire per rendere omaggio a questa donna e a molte altre come lei, le quali consacrano la vita al Signore e sono vicine all’apostolato dei sacerdoti, sono vicine alla formazione dei sacerdoti nei seminari, hanno quella sapienza delle mamme; sanno dire quello che il Signore vuole che sia detto. E per me è un dovere pronunciare il nome di suor Bernardetta oggi. E ringrazio la vostra terra per averci dato una donna così …. ( … )”

Bibliografia Madre Bernardetta

Bibliografia Madre Bernadetta

Suor Bernarda 2Adele Sesso (Suor Maria Bernadetta dell’Immacolata) nacque a Montella, Italia, il giorno 15 di ottobre del 1918, (nello stesso giorno che la Chiesa festeggia a Santa Teresa d’Ávila) in una famiglia povera e in una società che soffriva la devastazione della prima guerra mondiale. Da giovane ebbe desiderio di entrare nella Congregazione delle Vocazioniste, fondata dal Beato Giustino Maria Russolino sdv (1891-1955), fondatore dei Padri e delle Suore Vocazioniste; però come già vi era entrata una delle sue sorelle, non poté entrarvi lei. Allora conobbe la Congregazione delle Suore Povere Bonaerensi di San Giuseppe con residenza a Roma, e quindi entrò in tale Istituto religioso.

Quando le si chiese perché fosse entrata nella Congregazione, ella rispose che “era per conoscere e amare Gesù e farsi santa”.

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Il 29 luglio del 1935, a 17 anni di età, fece ingresso nell’Istituto. Vestì l’Abito il giorno 3 di febbraio del 1937 e professò il 19 marzo del 1938 a Roma.

Il giorno 5 di ottobre dello stesso anno, chiamata dalla Madre Generale Maria dell’Assunzione Bertini, partì per l’Argentina. Lavorò dando la sua vita nell’Istituto, durante tutti gli anni che stette in Argentina, negli Stati Uniti e in Italia, con amore e umiltà, con sacrificio e instancabile abnegazione. Fu una persona apostolica, amante della Congregazione, obbediente, pronta a fare la Volontà di Dio espressa dalle sue Superiore, un’anima di profonda vita interiore che trasmetteva agli altri con le sue parole, con il suo esempio e con la sua testimonianza.

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La maggior parte della sua vita consacrata la visse silenziosamente e umilmente, dall’ufficio di cuciniera, nei diversi Seminari in cui una Comunità delle Suore della Congregazione prestava i suoi servizi. Da quell’umile e occulto luogo, offrì la sua vita, fatta lavoro, offerta e orazione.

Ebbe un amore speciale per i sacerdoti fin da bambina, pregava e si sacrificava in modo straordinario per loro e per i seminaristi.

Collaborò nella formazione dei futuri sacerdoti e dei religiosi, accogliendoli con la bontà e il sorriso che la caratterizzavano; nelle loro difficoltà li incoraggiava e li aiutava spiritualmente: fu per loro una vera “madre”, come loro stessi dicevano e ne rendevano anche testimonianza.

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Bernardetta era la donna felice che amava l’Istituto. Obbediente a ciò che se le chiedesse, mai metteva difficoltà. Riceveva tutto con allegria, fosse quello che fosse. Era molto laboriosa, lavoratrice senza misura, mai si negava a nulla né ad alcuno, né per stanchezza, né per mancanza di tempo. Semplice, amabile, verace, affettuosa, mai se la udì che mormorasse di qualcuno.

Suor Bernarda 3Fragile nella sua salute, soffrì molto durante la sua vita, a causa di vari interventi chirurgici, però nell’ultimo periodo della sua vita, si intensificò ancora di più il suo dolore a causa di un tumore al pancreas e al fegato. Cosciente del suo male, lo accettò eroicamente con fortezza e serenità, senza lamenti ne fastidi.

Rimase definitivamente in Italia nell’anno 1986 e rimase a Roma, occupandosi degli uffici di cuciniera e di portinaia, uffici che disimpegnò con umiltà, fino agli ultimi giorni vicini alla sua morte.

Numerose e frequenti erano le visite di gratitudine che riceveva stando già in Italia; la visitavano sacerdoti e prelati e in particolare il Cardinale Bergoglio, che le stette molto vicino durante la sua ultima malattia.

Dieci giorni prima di morire, ricevette il Sacramento degli infermi e l’Assoluzione “in Articulo mortis” dalle mani del Cardinale Bergoglio, circondata dalle sue Consorelle della Comunità.

Suor Bernardetta

Il 12 dicembre del 2001 rimase a letto con forti dolori. In presenza della comunità e del Parroco: Padre Davide, chiese il Crocifisso, che baciò con fede, dicendo: “Gesù fallo presto”; dopo pochi istanti, consegnò la sua anima a Dio.

Fu seppellita a Montella, Italia paese dove nacque, ma il suo spirito dal Cielo continua a illuminare tutti coloro che l’hanno conosciuta.

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