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Come Giuseppe “Capace di un contatto profondo e silenzioso con Dio”

Una delle caratteristiche che contraddistinguono le nostre costituzioni come tipiche di San Giuseppe è questa: “Capaci di un contatto profondo e silenzioso con Dio”

Giuseppe riflette nel suo silenzio il silenzio divino … San Giovanni della Croce dice: “Il Padre ha detto una parola: che era suo Figlio, e questa parola  parla sempre nell’eterno silenzio , e nel silenzio bisogna ascoltare l’anima”. Il Padre non ha detto più che una sola Parola, suo Figlio, e in eterno silenzio la ripete sempre … ”Il silenzio di Giuseppe che contempla Gesù è un riflesso fedelissimo di quel silenzio del Padre, che contempla suo Figlio e tace … Giuseppe non aveva la missione di annunciare Gesù, ma di amarlo a gesti e in silenzio. Il suo amore era allo stesso tempo dolce e forte, calmo e fervente, gentile e focoso, emotivo e tenero. Giuseppe tace per ascoltare  il Verbo, la Parola, e così tace per ascoltare il mistero in ogni persona e in ogni cosa. Come San Giuseppe dobbiamo vivere il silenzio, essere disponibili al mistero di ogni persona e di ogni situazione e comunicare così in noi l’amore del Padre e del Figlio …

Qualsiasi compito che richieda una seria applicazione delle nostre facoltà presuppone il raccoglimento e il silenzio che lo rendono possibile. L’uomo saggio ha bisogno del silenzio per preparare le sue esperienze, per scrivere attentamente le sue condizioni ed i loro risultati. Il filosofo si raccoglie in solitudine per ordinare e approfondire i suoi pensieri. Il silenzio che il pensatore cerca avidamente per applicare alla riflessione tutte le sue energie intellettuali, sarà ancor più necessario, a livello spirituale, per applicare tutta la sua anima alla ricerca del suo oggetto divino.

C’è un silenzio esteriore del linguaggio e dell’attività naturale e un silenzio dei poteri interiori dell’anima.

Nel linguaggio attuale, stare in silenzio significa stare zitti. Ciò indica l’importanza di un uso equilibrato della lingua per la pratica del silenzio. Della lingua si è potuto dire che è il meglio che ci sia e il peggio. Fonte di grandi beni e gravi mali. Lo esprime molto bene l’apostolo Giacomo nella sua lettera: Gc. 3, 2-9 “Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a somiglianza di Dio”. Ciò che l’anima ha di più intimo e personale viene esternato attraverso la parola quando, per comunicarlo, esprime pensieri e sentimenti. Questa comunicazione può essere un beneficio per chi la fa e per chi la riceve. L’espressione che viene esteriorizzata mette a nudo le profondità dell’anima. Qualsiasi eccesso di parole è dannoso. Il nostro Dio che si è rifugiato nel profondo dell’anima e ha posto la sua azione creatrice in questa oscurità e in questo silenzio, sembra infastidito da questa eccessiva esteriorizzazione.

Allo stesso modo, la comunicazione proveniente dall’esterno, che dovrebbe arricchire, a volte non fa altro che disturbare il silenzio dell’anima e l’opera di Dio, apportando materiale di tentazione, in una parola, cause di agitazione che aumentano le difficoltà del raccoglimento interiore e minacciano di paralizzare l’azione di Dio.

In questo modo la ciarlataneria è particolarmente dannosa per la profondità. Attirato verso l’esterno dal suo bisogno di raccontare tutto, il ciarlatano non può restare che a un livello superficiale, lontano da Dio e da ogni attività profonda, da cui nascono le risposte più corrette. Il ciarlatano non ha tempo per riprendersi, per pensare o per vivere profondamente. A causa dell’agitazione che lo circonda, impedisce agli altri il lavoro e il raccoglimento fecondo. Superficiale e vanitoso, il ciarlatano è un essere pericoloso.

Nel parlare troppo si perde tempo e l’anima si svuota. Il silenzio restituisce un ritorno a noi stessi, alle regioni più profonde dove c’è armonia e migliore discernimento, e uno sguardo verso l’alto, verso Dio, verso la mia identità in Lui.

San Giuseppe ci direbbe: “Non voglio essere un ciarlatano. Voglio mantenere una grande calma nell’anima … non dare di me stesso più di quello che gli altri possono ricevere con profitto, per conservare il resto nell’interiorità come l’anima custodisce i suoi più grandi tesori con l’intenzione di donarlo quando sarà il momento ”

Come la ciarlataneria, l’attività naturale può alterare il silenzio in cui Dio si fa sentire nell’anima. Quando l’attività eccede la vita quotidiana, fino al   punto da non lasciare spazio a una minima parte sufficiente per l’interiorizzazione, si trasforma in attivismo. L’attività è feconda quando una persona la usa per identificarsi con il piano di Dio. Diventa dannosa quando vogliamo soddisfare più noi stessi, alimentando il nostro amor proprio, anziché quello verso Dio.

Santa Teresa dice: “Da dove viene il disgusto quando siamo stati separati per la maggior parte della giornata dalla Presenza di Dio, anche se siamo impegnati nelle cose buone? Secondo me questo è il motivo, l’amor proprio che si mescola e non sappiamo se vogliamo piacere più a Dio o a noi stessi. Dopo che un’anima inizia ad apprezzare quanto sia soave il Signore, prova più piacere nel lavorare (il corpo) e riposare l’anima ”

L’anima si raccoglie per un momento, impone il silenzio e il riposo le sue potenzialità, ristabilisce la sua situazione, ritrova Dio nella sua attività più profonda e torna al suo compito, che d’ora in poi lo adempirà meglio perché svolto con clamore e ordine.

Dio vive, opera e realizza la sua attività misteriosa nell’anima, nelle parti più spirituali.   Finché regna il silenzio in queste parti profonde, hanno poca importanza il trambusto e le attività esteriori. Quindi il silenzio interiore è la cosa più importante. Il silenzio esteriore non ha valore se non nella misura in cui favorisce l’interno.

Il silenzio di San Giuseppe non è muto ma porta gradualmente al passaggio interiore. Il silenzio rivela ciò che è di troppo, ciò che non serve, rivela bugie, le cose che stavo “truccando”, ciò che forse sono giunto a mascherare … nel silenzio rilevo come sono, quali ospiti ho nel cuore e quali intrusi ho lasciato entrare … è mettermi davanti al Padre come sono … il silenzio è ascoltare, si tratta di ricettività, di farsi spazio interiore, di scavarsi come contenitore …  di conseguenza la domanda non è come vivi il silenzio, o quanto ti costa, la domanda è: Sei una persona attenta al Padre? … Com’è il tuo ascolto rispetto a Lui? … perché è di questo che si tratta … prestare attenzione a un Dio attento … essere in grado di mettere a tacere tutto per prestare attenzione a un Dio che quando ho bisogno di Lui, mette tutto a tacere per prendersi cura di me …, “assisti e ti assisteranno”.  Raggiungere un attento silenzio durante l’ascolto del Verbo è il più grande servizio che possiamo fare.

Il silenzio non è mutismo, è in sostanza la mia prima lingua, e poiché sono abitato da Dio, desidero profondamente stare con Lui in modo intimo come eravamo all’inizio … sentire una volta e un’altra ancora: “Sei il figlio mio amato … il mio preferito …” e restando con Lui, la mia vita ritorna al suo punto essenziale e io resto solo ciò che sono, riprendo l’identità e l’autenticità dell’inizio…, Il silenzio di San Giuseppe ci rivela ciò che è essenziale e ciò che invece è in più …

Chiediti ora:

A quali cose presti le tue orecchie? … Riconosci la voce del Padre tra le altre voci? Vivi l’essenziale? Quali cose ti sono “appiccicate” che non hanno a che vedere con la tua identità più profonda dell’essere in Lui?

CHE COSA MI INCULCA SAN GIUSEPPE CON LA SUA VITA?

CHE COSA MI INCULCA SAN GIUSEPPE CON LA SUA VITA?

  • Rispetto verso Dio appreso dall’annientamento del Figlio: sconcerto reverenziale per la potenza dell’amore del Padre, accettazione diligente, immediatezza, attenzione ai desideri di Dio, spogliazione totale, espropriazione dagli interessi personali, timore di Dio/cura costante nell’adattare pensieri, parole, opere, desideri alle disposizioni divine.
  • Rispetto verso Dio che ci permette di leggere la vita personale, la vita comunitaria e la vita del nostro popolo immerso nel Piano di Salvezza; perché “noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio,” (Romani 8,28)… e che “anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, … intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili;”(Romani 8,26), siamo pieni di speranza e questo ci spinge a impegnarci nella nostra storia, a dare e difendere la vita.
  • Rispetto verso Dio come quello di Giuseppe, come quello di Maria, che senza capire, senza avere spiegazioni logiche (Lc. 2,50), conservava tutto nel suo cuore (cfr Lc. 2, 19).
  • Come figlie di Madre Camilla, viviamo e proclamiamo la vita familiare, appresa nella famiglia di Nazareth. Vita familiare che si manifesta, in particolare, nella “cura reciproca e nel rapporto semplice, franco, dialogante, nella fiducia sincera, nell’amicizia, nella collaborazione e nella solidarietà.
  • Le virtù che contempliamo in san Giuseppe, sposo di Maria e Padre di Gesù, non sono gratuite, l’esercizio della sua libertà si è svolto durante tutta la sua vita, preparandosi a quella sua grande missione.
  • E per me in particolare, questa disposizione, questo comportamento, questo talento o atteggiamento è un progetto di vita. È lì che ho più bisogno di crescere e lì che trovo meglio San Giuseppe come Padre, Maestro e Protettore.

 

Pensieri di Madre Camilla – spiritualità giuseppina

FRASI PREZIOSE DELLA NOSTRA MADRE CAMILLA:
• non si dica mai di una Giuseppina che diffida perché la casa è povera; no figlie, per amore di Dio e per amore di colui sotto la cui custodia paterna ci ha posto il Signore. Generoso è questo benedetto Patriarca Padre del mio cuore, Signore San Giuseppe.
• siccome quella casa è destinata a grandi cose non è strano che possa cadere, ma no, non cadrà, perché il Signore Nostro Buon Dio la sosterrà per i meriti del Nostro Santissimo Padre e Signore San Giuseppe
• Non temere che il Collegio perda credito perché non ha buoni insegnanti. Forse non bastano a mantenere la sua fama i guardiani, ai quali la Divina Provvidenza ha affidato la cura delle nostre case, la Santissima Vergine e il Santissimo Patriarca, Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe, i quali non ci abbandoneranno. Abbiamo fede e vedremo meraviglie.
• Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe, uomo laborioso e nobilissimo e Padre amorevole si prende cura visibilmente della sua povera famiglia Giuseppina.

QUALCOSA IN PIU’…
• durante questo mese consacrato al culto del Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe, si preghi con grande fervore, affinché tutte le mie figlie, unite alle mie intenzioni, possano ottenere dal Signore questa grazia così segnalata,
• Noi ci prepariamo notevolmente per celebrare la festa del Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe
• Oh! Il Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe vuole che essi siano coloro che aiutano le sue povere figlie per andare avanti
• e tu, cara figlia, non avere paura degli esami, nomina come presidente il Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe e vedrai come andrà a finire.
• Mi rallegra molto quando fate festa al Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe, ed egli vi custodisca e vi benedica tutte per servire il Signore in Santa Pace e gioia, in Spirito e Verità
• Stiamo facendo la Novena in onore del nostro amato Padre San Giuseppe con la massima solennità possibile

FIDUCIA NEL NOSTRO PADRE SIGNORE SAN GIUSEPPE

FIDUCIA

  • avvolte, figlie mie, dal Purissimo Mantello di Maria Nostra Dolcissima Madre e da quello del Santissimo Patriarca e Santissimo Padre Signore San Giuseppe, il Signore ci custodirà con la sua infinita Misericordia.
  • non temete, San Giuseppe vi custodirà e vi libererà da ogni pericolo
  • Gloria a Dio Nostro Signore e al Grande Patriarca, perché Lui ha fatto tutto
  • non temere e il Santo Patriarca ti aiuterà e ti farà uscire da tutti i tuoi dubbi e difficoltà se ti rivolgerai a Lui come tuo Padre, Direttore e Maestro
  • mettiti, figlia mia, sotto il manto della Sovrana Abadessa Nostra Santissima Madre del Carmine e Padre Generale Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe
  • ripariamoci sotto il Mantello della Nostra Santissima Madre, la Grande Madre di Dio, e del Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe, i quali ci tengono sotto la loro protezione e, al riparo di tutto, negli ampi seni della Divina Provvidenza; abbiamo fede e non ci mancherà nulla
  • Tacuarembó mi dia i poveri, e la Divina Provvidenza mi darà il pane; ecco perché io non ci penso, perché già ci pensa San Giuseppe
  • mi riparo sotto il più dolce Mantello della Santissima Vergine del Monte Carmelo e del mio Santissimo Padre Signore San Giuseppe
  • e tutti i giorni vi benedico e vi metto sotto il manto della Santissima Vergine e del Santissimo Patriarca e Lui non smetterà mai di vegliare su di voi con la sua Paterna protezione
  • non essere una codarda, riponi la tua speranza in Dio Nostro Signore e, sotto la protezione della Santissima Vergine e del Santissimo Patriarca, non temere nulla anche se ti sembra di non avere nulla. Non temere, non ti mancherà nulla perché il Signore è fedele
  • Affida tutto alla Santissima Vergine e al Santissimo Patriarca, e vedrai quanto sarà bella quella Santa Casa. Abbiate pazienza se piove in casa. No, non cadrà, il Signore vi proteggerà, e appena sarà bel tempo si rimetterà a posto tutta la casa
  • Il Santissimo Patriarca vi ricompenserà per tutto ciò che farete per onorarlo, e con quanto splendore vorreste celebrare le sue feste, il suo mese santo, la sua novena. Ma non angustiatevi per questo, accompagnatelo rassegnate nell’umile casetta di Nazaret. Egli lì non aveva né pianoforte, né organo, né cantanti, eppure quanto era calmo, quanto era felice in compagnia di quel ricchissimo tesoro, in compagnia di Gesù e di Maria non gli mancava nulla, quindi figlia, non perdere tempo in vani desideri, perché anche se sembrano santi ti fanno perdere la pace.
  • Mia cara figlia, non rattristarti, abbandonati tra le braccia dell’amorevole Provvidenza di Dio e Dio, Nostro Signore, ti concederà tutte le grazie necessarie. Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe ti assisterà
  • Figlia, abbondante sarà la tua mensa se spezzerai il tuo pane con i poveri; come sarà contenta la Santissima Vergine, e che dire del Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe? Abbi fede e vedrai meraviglie.

Modo di essere – frasi di Madre Camilla

MODO DI ESSERE
• siate felici e con ciò darete grande piacere al Santissimo Patriarca e non temete.
• dobbiamo cercare di imitare la vita nascosta del nostro caro Gesù e della sua Santissima Madre e del nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe nell’umile Officina di Nazareth.
• State calme e abbiate cura l’una verso l’altra (…) che è il miglior regalo che potete offrire al nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe
• non preoccuparti, sai già quanto è potente il Signore, e lui ti proteggerà, quindi chiedi al Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe, perché, sua è quella preziosa casetta Giuseppina
Intercessione:
• aspetto tranquilla e con fede, perché otterrò tutto per intercessione del Santo Patriarca Signore San Giuseppe;
• raddoppia le tue suppliche al Signore per intercessione del Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe
• raddoppiate le preghiere con i bambini per ottenere dal Signore la grazia che chiediamo; fate novene a San Giuseppe ogni mese, quando si finisce in una casa si cominci in un’altra per poter implorare continuamente il Nostro Santissimo Padre
• chiediamo al Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe…
• chiedi al Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe che ci sia concessa questa grazia dal Signore
• spera nel Signore, e per la potente intercessione del Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe ti sentirai meglio.
• metti tutto nelle mani del Nostro Signore per intercessione di Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe, perché lui vi accompagnerà e vi concederà tutto ciò che mi chiedete.

IDENTITA’ GIUSEPPINA

IDENTITÀ

Che io possa  essere una vera figlia del Grande Patriarca, umile, obbediente e mortificata, e  avere sempre davanti ai miei occhi il fango della mia miseria, in modo da poter distinguere chiaramente le meraviglie del Signore,

  • Figlie di San Giuseppe e mie del cuore
  • povere figlie di San Giuseppe
  • Credi che sia poca cosa essere figlie di San Giuseppe?
  • lavorate con affetto al servizio del Signore, e il Santissimo Patriarca e la Santissima Vergine, di cui siete figlie, vi proteggeranno.
  • questo grande desiderio che arde nel mio cuore è che siate Religiose Sante ed esemplari figlie del più umile Patriarca,
  • nelle vere figlie del Santissimo Patriarca deve regnare lo spirito di semplicità e umiltà.
  • la tua povera madre che ti ama tanto ti desidera una vera figlia di San Giuseppe, umile, obbediente e caritatevole,
  • le povere figlie di San Giuseppe non hanno altra aspirazione che quella di fare del bene al prossimo

Madre Camilla e la sua devozione a San Giuseppe

San Jose y M Camila

La fisionomia spirituale della nostra Venerabile Madre Camilla di San Giuseppe Rolón, si può riassumere in queste parole:

POVERE DI SAN GIUSEPPE.

San Giuseppe, l’uomo del silenzio, della povertà e dell’umiltà è stato il suo maestro e consigliere. Da lui ha imparato la fiducia illimitata nella Provvidenza e nello stesso tempo il Santo Patriarca è stato per lei la personificazione della Provvidenza stessa.

Per questo ci ha lasciato un’eredità preziosa, la SANTA POVERTÀ EVANGELICA, configurazione con Cristo abbandonato filialmente nelle mani del Padre, che si esprime nell’esercizio della carità disinteressata.

Ha voluto che le sue figlie si chiamassero e fossero “Povere Suore di San Giuseppe”, imitando “la vita umile, semplice, laboriosa e obbediente del Nostro Santissimo Padre ”, e “non temiamo nulla, perché nulla ci mancherà ”(24 marzo 1906).

La Sacra Famiglia di Nazareth è l’esempio delle virtù che costituiscono la nostra spiritualità: “…tenendo sempre presente che dobbiamo cercare di imitare la vita nascosta del nostro caro Gesù e della sua Santissima Madre e del Nostro Santissimo  Padre Signore San Giuseppe nell’umile officina di Nazareth “. (15 settembre 1902). “… vivere una vita di preghiera, di raccoglimento, di obbedienza, di lavoro, di carità, di vera pace e di amore fraterno; ecco la vita dell’umile Giuseppina, povera, obbediente e mortificata; questa è la dolce compagnia di Gesù, Maria e Giuseppe nell’umile casetta di Nazareth”(13 giugno 1911).

Nelle espressioni della sua devozione al Santo Patriarca, Madre Camilla ha una sorprendente somiglianza con Santa Teresa. Non per niente il suo più importante libro era quello degli scritti della mistica Dottoressa.

  1. La devozione che Teresa provava verso San Giuseppe risale almeno ai primissimi tempi della sua vita religiosa.

La nostra Venerabile Madre Camilla ha coltivato fin da giovanissima la devozione al Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe, come lo chiamava lei. Il Padre Manuel Ruana ha riferito che quando era viceparroco nella chiesa di Socorro, i parroci precedenti gli indicavano il luogo davanti all’altare di San Giuseppe, dove la giovane Camilla pregava per ore, tenendosi la fronte tra le mani.

  1. In merito alla sua devozione a San Giuseppe e ai motivi su cui si basava, santa Teresa ha scritto nella sua Autobiografia (“Vita”, cap. 6) una relazione appassionata in cui difende la potente intercessione del Santo davanti a Dio, sfidando allo stesso tempo chiunque dubitasse di lei, per attestarlo personalmente. Madre Camilla, imitando la sua Protettrice, si fida ciecamente del suo Protettore.

Dice il Padre Guerrero: “Senza soldi, né introiti, non sapendo nemmeno  da dove prenderli, con case piene di persone  da dover essere vestite e nutrite, non ha perso la pace né la fiducia. Era molto sicura che il Signore  le avrebbe dato ciò che era necessario, e così lo chiedeva  alla statua di San Giuseppe, che portava sempre con sé,  parlando a lui come se fosse realmente presente”.  Metteva  San Giuseppe davanti a tutto, gli raccontava tutte le sue necessità.

“La tua messagera è triste, Padre mio San Giuseppe”, le ho sentito dire una volta, credendosi sola, nella Cappella dell’Asilo di Muñiz. Tutto sperava dal buon Gesù, dalla Vergine Maria e dal Signore San Giuseppe. La Madre faceva cantare ogni giorno la preghiera del Padre Nostro davanti all’immagine di San Giuseppe, e lui non l’ha mai delusa. Imperterrita, ferma e coraggiosa, sicura che la sua richiesta fosse esaudita,  avendola  chiesta a Gesù Bambino, affidandosi alla Madonna del Carmine ed a San Giuseppe, manteneva salda la sua petizione e non c’era nulla che la scoraggiasse: nè peccato, nè miseria morale o debolezza, né ostacoli materiali “.

“La sua parola era tutta piena di fede, di gratitudine, d’amore per il Signore, per la Santissima Vergine del Carmine e per San Giuseppe, che considerava il vero Padre e Patrono della Congregazione. Ha manifestato la certezza che Dio, per intercessione di San Giuseppe l’avrebbe aiutata in tutte le occasioni. Era abituata a dire, con grande delicatezza, riferendosi a San Giuseppe: “Il mio Vecchierello”; quando si rivolgeva a lui diceva con grande fervore: “Santissimo Patriarca”, e in molte occasioni la protezione di Dio era visibile”, testimonia Padre Abate OFM Conv., Cappellano della Casa di Roma durante la vita della Venerabile Madre.

Lei ha fortemente raccomandato alle sue figlie questa stessa fiducia: “E per il resto, non temere e, come dico, il Santo Patriarca ti aiuterà e ti farà uscire da tutti i tuoi dubbi e difficoltà se ti rivolgerai a Lui come tuo Padre, Direttore e Maestro ”(14 ottobre 1891). “… metti tutto nelle mani di Nostro Signore per la potente intercessione di Nostro Santissimo Padre Signore San Giuseppe e lui ti accompagnerà … ”(16 febbraio 1900). “… sapete già che il Padre Celeste vi vede e sa dove vi trovate, che fatte tutto per il suo amore. E il Santissimo Patriarca Gli dirà: “Queste poverelle che vedi qui, sole e indigenti e lontane dalla casa madre, sono le mie figlie”. E che ne dici di questa carezza del mio Santissimo Padre Signore San Giuseppe? …. No carissime, no figlie del mio cuore, niente vi mancherà se avete fede, e se qualcosa vi mancherà, guardate che siete povere figlie di San Giuseppe … ”(25 novembre , 1894). “Vostra Carità pensa che il laborioso falegname debba essere trascurato? Oh no, figlia, abbiamo esperienza della sua protezione visibile! ” (15 febbraio 1899).

Madre Elisa Morés, ultima novizia ricevuta da Madre Camilla in Argentina, ha raccontato di averle detto un giorno nella Cappella di Muñiz, dopo aver cantato (forse “Oh San Josè recuerda” o “Ante el ara”): – Hai visto? San Giuseppe non smette mai di ascoltare.

  1. Al momento di scegliere un patrono per la nuova casa, Teresa non ha esitato in nessun istante ad affidare la fondazione a San Giuseppe. Nel suo cuore, nessuno aveva più diritti di lui. Il Signore stesso gli aveva promesso che San Giuseppe e la Vergine si sarebbero assunti il compito di custodire le porte del recinto nella nuova casa. Pertanto, era un obbligo per lei darle il suo nome. La Santa fu talmente soddisfatta del patronato di San Giuseppe che gli dedicò 11 dei 16 nuovi conventi che fondò dopo quello di Avila.

Allo stesso modo, Camilla diede al suo Istituto il nome di San Giuseppe, e stabilì nel Primo Regolamento che “le case che verranno istituite d’ora in poi, porteranno tutte il nome di Casa di San Giuseppe”.

  1. Teresa, nel monastero dell’Incarnazione, si occupava puntualmente di preparare ogni anno, con la massima solennità possibile, la celebrazione della festa di San Giuseppe.

Racconta padre Alberto Guerrero che negli Asili di Camilla “i proprietari della casa erano il Divino Bambino Gesù, la Santissima Vergine del Carmine, il Signore San Giuseppe e Santa Teresa di Gesù; le feste di questi modelli divini, per tutta la sua vita, le ha fatte celebrare con la massima solennità e gioia: novene e canti, grandi luci e ornamenti, belle Sante Messe cantate, buoni sermoni, i più belli ornamenti, presenza di illustri sacerdoti, sacerdoti di campagna, prelati e cavalieri, la cui amicizia acquisiva. Per tutti in quei giorni aveva  doni e le sue attenzioni. Gli asili e le case da lei fondate, in quei giorni classici, nella loro povertà e semplicità, apparivano con la massima gioia e bellezza: i bambini ben curati, con i migliori costumi marciavano e cantavano; la casa ben spazzata e adornata con fiori e bandiere, la cappella risplendente di luci e ornamenti, le visite di amici e benefattori; anche il vicinato condivideva la gioia innocente con cui quegli umili, nella loro povertà, celebravano il Bambino Gesù, la Vergine Maria e San Giuseppe, producendo in coloro che per la prima volta vedevano una di quelle case, un sentimento di simpatia e di affetto cristiano verso l’opera di Madre Camilla”.

Lei  raccomandava ripetutamente di tenere accese le lampade in onore del Nostro Padre, come è stato  sempre fatto sin  dall’inizio della fondazione.

Già dai primi tempi dell’Istituto, molte devozioni furono praticate in onore di San Giuseppe. Il libricino “Preghiere e pratiche spirituali delle Suore Povere Bonaerensi di San Giuseppe”, la cui prima tiratura è del 1904, riporta: Litanie a San Giuseppe; Ufficio Parvo di San Giuseppe; Preghiera composta da Leone XIII; Triduo a San Giuseppe (17-18-19 di ogni mese); Sette domeniche in onore di San Giuseppe.

La Madre ha anche ottenuto la facoltà di esporre il Santissimo Sacramento il 19 di ogni mese. I canti antichi in onore di San Giuseppe fanno parte della nostra tradizione giuseppina; tra questi, padre Guerrero segnala “Viva Jesús”.

La nostra Venerabile Madre Camilla ha assicurato che l’invio tempestivo e favorevole del Decretum Laudis, ottenuto durante il suo primo viaggio a Roma (1891), era dovuto ai titoli che il Santissimo Patriarca aveva nel nostro Istituto. Presentandosi umilmente come la “piccola ancora” di San Giuseppe, influenzò senza dubbio favorevolmente Papa Leone XIII, grande devoto di San Giuseppe.

I più importanti eventi della vita di Madre e dell’Istituto si sono svolti il 19 marzo: Ricevimento dell’abito, Prima Professione, Voti Perpetui, Capitoli Generali, Assemblea per decidere il trasferimento della Casa Generalizia a Roma …, providenzialmente, l’approvazione pontificia dell’Istituto (1898), avvenne nella festa di San Giuseppe.

Madre Camilla propagava ardentemente la devozione a San Giuseppe: “… fa’ in modo che tutte le creature si rendano conto della festa che si sta celebrando, e di chi è il Santo Beato” (15 marzo 1904).